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La morte di Sergio Zucchelli

Di Angelo Saccaro .

La notizia della morte di Sergio Zucchelli mi ha colpito come un gancio a freddo. Alberto Benetti direttore del bollettino dei campionati a coppie miste in svolgimento a Salsomaggiore, ha titolato il bollettino n° 3 di sabato 17 novembre: “un grande ci ha lasciati”.

Da tempo non vedevo Sergio perché debbo confessare che non volevo averne il ricordo della sua lenta e debilitante agonia. Lo voglio ricordare nel pieno delle sue forze quando faceva uso della sua graffiante ironia per dare un soprannome, per emettere una sentenza bridgistica, per battezzare un giocatore o risolvere una mano particolarmente interessante. Per me Gino (come lo chiamavamo noi suoi amici) è stato il “Maestro” di bridge che mi ha permesso di apprezzare al meglio il bellissimo gioco che noi pratichiamo.

Eravamo anche compagni di merende all’ippodromo dove lui mostrava tutta la sua ingenuità risultando un perdente. Del resto Sergio tanto era forte, potente, definitivo quando parlava di bridge, quanto era fragile in tutto il resto. Traendo spunto dalla frequentazione ippica aveva coniato per me e per il mio compagno di allora Gippi Strazzari il soprannome prima di “francesi” e poi, più specificatamente di “marsigliesi” stante il nostro stile di gioco che evidentemente gli ricordava il modo di correre dei cavalli francesi in mezzo alla pista sempre all’attacco.

Del resto non eravamo gli unici fra i suoi allievi ad essere gratificati dai suoi soprannomi. C’erano le “guerrigliere”, poi le “polacche” fra le sue allieve predilette. Soltanto chi faceva parte di una sua “elite” era degno di un soprannome, spesso graffiante ma tutto sommato da noi tutti ambito.

Sergio aveva messo a punto un sistema licitativo inserendo alcune convenzioni pescate qua e là nella sua importante esperienza anche internazionale, in una base di naturale lungo corto estremamente fruibile ed efficace. In giro per l’Italia tutti conoscevano il sistema di Bologna di Zucchellisino a quando le mode non l’hanno accantonato in una nicchia per i soli fedelissimi.

Ciao Sergio. Ti voglio ricordare nella terrazza del circolo del bridge a Milano Marittima quando ci organizzavi una partita libera di grande interesse o un duplicato a buon livello con i migliori giocatori in zona. In quelle occasioni non ammettevi di poter perdere e se ciò raramente avveniva andavi in collera e maledicevi la tua sfortuna. Era giusto così. Gino era un fenomeno e non poteva essere paragonato a noi “normali”.

Un grande bridgista ci ha lasciati come titola Alberto Benetti ma con lui ci ha lasciati un’epoca, un modo di apprezzare il gioco e le discussioni più animate che purtroppo il “bridge moderno” non può più regalarci.

Riposa in pace caro vecchio Zucc.

Ciao.

Angelo