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Quando perdi un amico

di Roberto f. Farioli 

Quando perdi un Amico, se ne va una parte fondamentale di te stesso, con i ricordi, queste "ombre troppo lunghe del nostro breve corpo", a Lui legati, e con l'affetto con Lui sempre condiviso. Gianfranco è stato il mio "primo bridge", la primissima leva verso il successo. La Sua imperturbabilità, la stessa della Sua vita, la Sua presenza al tavolo, l'eccezionale preparazione nella dichiarazione, nel gioco della carta e nella difesa, la sua percentuale minima di errori ne facevano un giocatore veramente eccellente, per non dire eccezionale.

Giovani eravamo, e speranzosi: alla fine degli anni '50, e al principio di quelli '60, insieme costruimmo un sistema licitativo per quei tempi di estrema modernità, addirittura avveniristico, altamente convenzionale: ci beavamo di cuebids e di surlicite. Lui lo battezzò "FARFA", semplicemente congiungendo i nostri cognomi. Il nostro culmine fu la conquista di un glorioso secondo posto, per la selezione italica, a Spa, ridente cittadina termale in terra belga, per i Campionati del MEC del 1962

     Poi, chi scrive queste ardue righe, lo " tradì": tifoso accanito del Bologna f.c., alla fine del primo tempo della famosissima partita dello spareggio, in Roma, il 7 Giugno, domenica, dell'Anno del Signore 1964, contro l'Inter di Milano, feci un voto, assurdo e pretenzioso, di abbandonare l'attività bridgistica agonistica nel caso di una vittoria rossoblu. Il che avvenne. ma quel voto purtroppo coinvolgeva anche Lui, quindi era assolutamente errato, alla stregua di quello ( più famoso) di Lucia Mondella ai danni di Renzo Tramaglino. Magnanimo e paziente, Gianfranco me lo perdonò, col trascorrere del tempo, fortunatamente assistito, nella sua splendida ascesa verso il Campionato del Mondo, dall'incontro con Sergio Zucchelli.

Sono onorato della Sua amicizia: sorrido ai tempi felici del "FARFA", dolcemente lo piango assieme a quel mondo bridgistico, che èe e sempre sarà una delle più pregnanti nostre ragioni di vita.